L’ipnoanalista Costruttivista

Dall’anno 1998 la Scuola d’Ipnosi Costruttivista forma operatori delle relazioni d’aiuto, nella figura professionale del Counsellor.
L’Ipnoanalista formato dalla nostra Scuola, riassume in sé cinque figure:

Formatore - esperto dell’apprendimento
Motivatore - entusiasta trascinatore, fiducioso nel futuro
Counsellor - persona competente nelle relazioni d’aiuto
Coach - in grado di accompagnare al risultato finale
Mentore - persona con esperienza vista come modello

Esperti del cambiamento. Non esperti cui delegare il cambiamento, ma con il compito di tirare fuori le risorse che le persone posseggono. Ognuno è esperto della propria vita, l’Ipnoanalista Costruttivista si limita a favorire un processo Socratico, aiutando le persone ad organizzare il proprio mondo interno.

Consulenti, ermeneuti, stimolatori di conversazioni e azioni, perturbano la mente creativa attendendo una risposta come un’intuizione, un’illuminazione, una soluzione.

Consapevoli della nostra identità, prestiamo attenzione ai nostri valori, alle credenze, alle conoscenze che le persone (e noi) ci portiamo appresso.

Rispettosi, non ci presentiamo con un’idea preconcetta degli stili di vita o degli standard di salute, sappiamo valorizzare l’altro e riconoscere la sua specificità.

Curiosi e attenti proponiamo un sapere in continuo divenire, che si rinnova continuamente alimentandosi del dubbio e della ricerca.

Responsabili, proponiamo un rapporto paritario ma asimmetrico in cui il cambiamento e il miglioramento dipendono da noi.

Attenti e sensibili sappiamo ascoltare e sospendere il giudizio, il dialogo interno, lasciando spazio all’esperienza dell’altro.

Come facilitatori lavoriamo per creare nuove possibilità di scelta, ed insegniamo ad agire, perché la conoscenza avviene attraverso l’azione.

Irriverenti e curiosi, in quanto non crediamo mai ad una versione statica della “realtà” ma facciamo emergere ipotesi e colleghiamo fatti, come la religione, res lego, leghiamo assieme le esperienze ottenendone risultati.

Le competenze professionali dell’Ipnoanalista Costruttivista della scuola di formazione in Ipnosi ed Ipnoanalisi Costruttivista vengono sviluppate:

Attraverso la vita sociale, dove la riflessione comune possa far emergere capacità che permettano lo sviluppo di potenzialità e un ripensamento della propria filosofia di vita, fino alla costruzione di un “senso comune condiviso”.

Con processo costruttivo, non informativo, in quanto le conoscenze sono rese attraverso l’azione, l’agire, l’interazione, il dare strumenti operativi.
Due principi fondamentali dal pensiero di Heinz von Foerster divenuti principi della scuola:
Il principio etico, aumentare alle persone la possibilità di scelta.
Il principio estetico, se si vuole conoscere bisogna agire.

Attraverso il dialogo, in cui si utilizzano le differenze (competenze, posizioni gerarchiche, conoscenze, ideologie politiche, religiose, ecc.), dove diventa importante sapersi relazionare e saper ascoltare, cioè saper entrare e mantenere un dialogo con se stessi, col mondo interno, il proprio “inconscio”, e verso il mondo esterno, la società, gli altri.

Con una partecipazione attiva, dove viene valutata la trasparenza sia degli obiettivi che degli strumenti e dove conta la capacità di costruire concetti e categorie, discutere i risultati, le tappe e determinare il corso del processo e il senso della forma come storia che ne scaturisce. Lo spirito partecipativo è necessario perché è importante non azzerare quello che si trova nelle persone ma valorizzarne il sapere.

La costruzione di storie autocorrettive che scorrono nel tempo verso uno scopo, un fine, poiché la vita di per sé non ha un fine, siamo noi a darle un fine.

Un’attenzione ai presupposti, alle premesse e alla discussione delle soluzioni finora tentate. La definizione e la ridefinizione diventano costanti della storia stessa.

Un processo costruttivo, in quanto a partire dalle risorse presenti si tenta di lavorare alla costruzione di una realtà possibile, alla co-creazione di processi possibili e viabili, adattabili, viabili come dal pensiero di Ernest von Glasersfeld.

Un processo coevolutivo, basato sul costante feedback, in quanto restituire e rivalutare diventano strumenti importanti e i concetti che emergono sono inerenti al tipo di rappresentazioni messe in gioco da tutte le persone presenti.

Un’indagine positiva, basata sulle risorse (non sugli aspetti deficitari e sulle mancanze), in quanto sono le risorse dei contesti i punti di forza delle persone ad essere utilizzati e messi in campo.

Con la collaborazione, non gerarchica, basata sulla convinzione che si è nella stessa barca animati da uno scopo comune.

PREMESSE EPISTEMOLOGICHE DELLA SCUOLA DI IPNOSI COSTRUTTIVISTA

La mente umana è un complesso di elementi, una realtà psico-socio-fisio-antropologica e comprende quantomeno corpo fisico e cervello in un tutt’uno.

Il mondo in cui viviamo ed il senso comune che condividiamo sono costruiti dalle persone che comunicano tra loro attraverso il linguaggio e nel sistema sociale che formano comunicando e relazionandosi tra loro.

La realtà, la mente e l’individuo sono aggregati di parti interagenti, la vita passa attraverso le relazioni di ogni parte. Il fenomeno della coscienza è legato all’attività degli stati mentali, equilibri tra sensazioni e pensieri, in cui la memoria è stato mentale dipendente, la consapevolezza della coscienza di sé è data dalle relazioni che si generano tra parti differenti del cervello, le esperienze umane sono complesse e non riducibili, la complessità è alla base della vita. La complessità come il mondo del sacro, non è possibile disvelarla, è solo possibile contemplarla e viverla come un atto di fede.

La realtà è una costruzione personale e sociale, che emerge da un’operazione di distinzione costruita nel dominio linguistico; il linguaggio veicola il consenso e la condivisione della realtà stessa. Ogni persona finge, immagina e sogna, quindi prende consapevolezza e realizza la sua vita, ogni processo di apprendimento avviene in stato di trance.

Ogni osservazione implica la scelta dei fenomeni da considerare in primo piano e quelli da mettere sullo sfondo. L’idea dell’immagine e dello sfondo è fondamentale nella percezione, nel guardare come atto fisico, meccanico, e nel vedere come atto cognitivo: per poter vedere dobbiamo conoscere e saper distinguere. La conoscenza è un processo di distinzioni e di memorizzazione delle distinzioni fatte.

I processi son ben descritti dalle metafore informative, le informazioni, differenze che creano una differenza, noi viviamo in un mondo di idee dove i fatti son diversi dalle forze. Un fatto è frutto di una comprensione e di una decisione da parte di un soggetto autonomo e autoreferenziale, le forze son distribuite da vettori computabili.

Utilizzare metafore processuali. Il processo è il mezzo, l’obiettivo, la forma, la descrizione in un dominio linguistico. La metafora aiuta a distinguere i nostri processi e a creare la conoscenza. La metafora rappresenta, facilita la comprensione e crea il consenso.

La vita si svolge attraverso la nostra punteggiatura degli eventi. Ciò che scegliamo di vedere è determinato da come guardiamo le cose che succedono nelle nostre esperienze. L’esperienza è la causa, il mondo la sua conseguenza. Detto con l’attenzione di Heinz von Foerster: “E’ il mondo la causa primaria e la mia esperienza ne è la conseguenza, o è la mia esperienza a essere causa primaria e il mondo la conseguenza?”. Si nasce, si cresce, si vive e si muore.

Un’epistemologia, studio della conoscenza, in cui l’osservatore è parte del sistema di riferimento e prodotto del sistema stesso. Non si posiziona all’esterno, non è neutrale, non osserva da un luogo privilegiato; così siamo parte della definizione, del mantenimento e della dissoluzione del problema che ogni coscienza porta. Non possiamo prescindere da come siamo fatti per dire come siamo fatti, siamo elaboratori di terz’ordine, organismi autopoietici che si auto generano in un dominio linguistico (dal pensiero di Maturana e Varela).

A partire da un’ottica dualistica si passa alla complementarietà (doppie descrizioni) dei punti di vista come garanzia di complessità. L’idea ed il rispetto della complessità sono fondamentali nel processo della conoscenza e, come ci ricorda Edgard Morin, occorre rinnovarsi costantemente nelle acque del dubbio.

La conoscenza nasce dalla nostra trasformazione di un universo in un multiverso, dalla riflessione sulle operazioni che lo hanno fatto emergere, che gli hanno dato la forma. La conoscenza deriva dall’aver fatto una distinzione. Per Spencer e Brown, le due regole della conoscenza sono fare una distinzione e ricordare quale distinzione si è fatta.

La nostra idea del mondo non può prescindere dai nostri valori, le premesse determinano ciò che si vede; i sistemi di riferimento, le categorie, i nostri giudizi, le etichette influenzano gli eventi, il ruolo dei pre-giudizi, le aspettative, obbligano alla capacità di riflettere sulle proprie rappresentazioni del mondo e della vita.

Le spiegazioni non sono utili a cambiare, ma serve ipotizzare, descrivere infatti è costruire. Dalle rappresentazioni alle approssimazioni si può guardare al futuro, attingendo dalle deduzioni ottenute nella storia del passato. Il passato serve a poter guardare al futuro con occhi nuovi. Non dividere, scomporre, ma vedere le cose assieme, alla ricerca dei pattern, modelli, di collegamento, per conoscere la struttura che connette (dal pensiero di Gregory Bateson).

Ogni conoscenza va vista come rapporto tra forma e processo (Gregory Bateson), la contestualizzazione, l’introduzione del tempo e della processualità alla ricerca di un fine, di uno scopo, storicizzando passato, presente e futuro in una visione teleologica dell’esistenza.

Ogni persona è eticamente ed esteticamente responsabile delle scelte osservative e processuali che compie verso la costruzione di una realtà, attraverso un imperativo etico, aumentando le possibilità di scelta, ed attraverso un imperativo estetico, agendo per conoscere (dal pensiero di Heinz von Foerster).

Vi è un limite nell’autoreferenzialità, una forma di aspettativa che si autoavvera. Riflettere sui concetti che utilizziamo al fine di falsificare anziché validare le nostre idee, dal principio di falsificabilità scientifica di Karl Popper.

La conoscenza della conoscenza, un concetto nel metodo di Edgar Morin. Sapere di sapere, sapere di non sapere: la conoscenza è un processo affettivo, cognitivo e relazionale, complementare all’interno di una comunità, base dell’unione e della comprensione. Noi viviamo nella relazione.

Preferiamo, ad una posizione ontologica, la realtà come esperienza stabile, vera, una posizione ontogenetica, pensando in termini evolutivi oltre che processuali, i sistemi di riferimento, i confini, l’ordine che diamo alle cose, non sono a priori dati in natura ma definiti dalla punteggiatura che diamo agli eventi. La mappa non è il territorio, ma per ogni persona la sua mappa è il suo territorio, nelle relazioni d’aiuto si lavora sulla mappa del cliente che è l’unica esperienza che conosciamo per cui la mappa è per l’operatore il territorio dove si trova a conoscere ed operare.

Consideriamo che la saggezza sia nell’individuo: gli individui si auto-regolano, auto-producono, auto-correggono, auto-mantengono, auto-guariscono. Nulla che non sia dell’individuo e per l’individuo può essere vero in assoluto, “La verità è l’invenzione di un bugiardo.” Heinz von Foerster.

Non sono gli individui a dare origine ai problemi ma il loro dominio linguistico e cognitivo. Con la costruzione di un metodo cibernetico, con un lavoro di gruppo volto a non morire di incertezze o di certezze, la condivisione di più voci aiuta ad affrontare la complessità della vita. Ma la complessità non è riducibile alla semplicità se non per una comprensione operativa.

Una particolare attenzione al concetto di circolarità (aspettativa) dai costrutti personali di G. A. Kelly: noi siamo psicologicamente canalizzati, orientati, dal modo in cui anticipiamo gli eventi. Noi siamo i migliori Profeti di noi stessi.

Pensiero e azione sono indissolubili: agire per conoscere.
Importanza fondamentale del linguaggio: il linguaggio come costruttore di realtà. Apparentemente il linguaggio è denotativo, descrittivo: in sostanza esso è connotativo, costruisce la realtà. Un fatto non è come è ma è come lo dici. L’ipnosi indiretta di Milton Erickson è un grande esempio di linguaggio connettivo apparentemente denotativo.

In ogni individuo agiscono contemporaneamente forze omeostatiche e forze evolutive, cambiamento e stabilità: sono tutti processi complementari. Tre sono i principi che seguono le persone: omeostasi, fuga dal dolore (dal possibile danno) ed economia (minimo sforzo, massimo rendimento).

Neuroscienza, costruttivismo e visione sistemica come modalità di approccio al reale, come studio della figura dell’Ipnoanalista, a completamento di un percorso formativo, come comprensione del potenziale e sviluppo dell’esperienza dell’ipnosi e degli stati mentali nel loro complesso.